Nun c’è Trippa pe’ Gatti: storia, tradizione e il mio legame con un piatto pieno di ricordi
“Nun c’è trippa pe’ gatti” è uno dei proverbi romani più celebri, nato all’inizio del Novecento grazie al sindaco di Roma Ernesto Nathan. Si racconta che, nel tentativo di tagliare le spese inutili del Comune, decise di eliminare dai registri anche quella voce che prevedeva l’acquisto quotidiano di trippa per i gatti del Campidoglio. Da allora, questa frase è diventata sinonimo di “niente da fare” o “niente soldi da spendere”, un modo ironico e popolare per dire che non ci sono risorse a disposizione.
La mia trippa alla romana e il ritorno a un piatto di cuore
La trippa, però, per me è tutt’altro che una spesa inutile: è un piatto pieno di sapore, storia e memoria. L’ho riscoperta dopo un periodo in cui ero stato vegetariano per alcuni anni. Tornare a cucinarla è stato come riabbracciare una parte della mia infanzia e della cucina romana più autentica.
Io la preparo alla romana, con abbondante mentuccia, pomodoro, pecorino e un filo d’olio buono. È un piatto semplice ma intenso, che racconta l’anima di una città schietta e verace. Il segreto, però, per renderla perfetta è uno: sbollentarla prima in acqua e aceto, anche se la si compra già precotta. Questo passaggio serve a eliminare l’odore forte e a lasciarla morbida e profumata, pronta ad accogliere il sugo che ne esalta il carattere.
Un piatto che profuma di memoria
La trippa è anche un piatto di affetto, di ricordi e di casa. Non posso dimenticare quando mio padre, già malato, un giorno mi chiese di preparargliela.
Ricordo che ne facemmo tanta, e lui la mangiò con piacere, come se in quel piatto ci fosse un po’ di vita, di forza, di conforto.
Da allora, ogni volta che la cucino, è come se tornassi per un momento a quella tavola, a quel sorriso, a quel profumo che resta impresso nel cuore.
Trippa: un simbolo di Roma e dell’Italia popolare
Oggi la trippa è un piatto che divide, ma che continua a rappresentare una parte importante della cucina italiana. È il simbolo della capacità di trasformare ingredienti poveri in piatti straordinari, grazie alla sapienza e alla creatività delle nostre nonne e dei cuochi di una volta.
Ogni città ha la sua versione, ma quella romana, con la mentuccia e il pecorino, resta per me la più vera e affettuosa, proprio come un abbraccio che sa di casa.
“Nun c’è trippa pe’ gatti” è uno dei proverbi romani più celebri, nato all’inizio del Novecento grazie al sindaco di Roma Ernesto Nathan. Si racconta che, nel tentativo di tagliare le spese inutili del Comune, decise di eliminare dai registri anche quella voce che prevedeva l’acquisto quotidiano di trippa per i gatti del Campidoglio. Da allora, questa frase è diventata sinonimo di “niente da fare” o “niente soldi da spendere”, un modo ironico e popolare per dire che non ci sono risorse a disposizione.
La mia trippa alla romana e il ritorno a un piatto di cuore
La trippa, però, per me è tutt’altro che una spesa inutile: è un piatto pieno di sapore, storia e memoria. L’ho riscoperta dopo un periodo in cui ero stato vegetariano per alcuni anni. Tornare a cucinarla è stato come riabbracciare una parte della mia infanzia e della cucina romana più autentica.
Io la preparo alla romana, con abbondante mentuccia, pomodoro, pecorino e un filo d’olio buono. È un piatto semplice ma intenso, che racconta l’anima di una città schietta e verace. Il segreto, però, per renderla perfetta è uno: sbollentarla prima in acqua e aceto, anche se la si compra già precotta. Questo passaggio serve a eliminare l’odore forte e a lasciarla morbida e profumata, pronta ad accogliere il sugo che ne esalta il carattere.
Un piatto che profuma di memoria
La trippa è anche un piatto di affetto, di ricordi e di casa. Non posso dimenticare quando mio padre, già malato, un giorno mi chiese di preparargliela.
Ricordo che ne facemmo tanta, e lui la mangiò con piacere, come se in quel piatto ci fosse un po’ di vita, di forza, di conforto.
Da allora, ogni volta che la cucino, è come se tornassi per un momento a quella tavola, a quel sorriso, a quel profumo che resta impresso nel cuore.
Trippa: un simbolo di Roma e dell’Italia popolare
Oggi la trippa è un piatto che divide, ma che continua a rappresentare una parte importante della cucina italiana. È il simbolo della capacità di trasformare ingredienti poveri in piatti straordinari, grazie alla sapienza e alla creatività delle nostre nonne e dei cuochi di una volta.
Ogni città ha la sua versione, ma quella romana, con la mentuccia e il pecorino, resta per me la più vera e affettuosa, proprio come un abbraccio che sa di casa.




