Il tramezzino compie 100 anni: la storia tutta italiana di un’icona nata a Torino e battezzata da D’Annunzio

Ques’anno, 2026, il tramezzino compie 100 anni e, come spesso accade con le grandi icone della cucina italiana, dietro a questo semplice panino si nasconde una storia fatta di lingua, cultura, identità e orgoglio nazionale. Il tramezzino non è solo uno spuntino veloce o un simbolo da bar: è il racconto di un’Italia che, anche a tavola, ha sempre saputo distinguersi, dare un nome alle cose e trasformare la semplicità in eleganza.

La nascita del tramezzino a Torino

La storia del tramezzino inizia a Torino, nei primi decenni del Novecento, più precisamente all’interno del celebre Caffè Mulassano, affacciato su Piazza Castello. Qui, i proprietari avevano acquistato, intorno nel 1925 la prima macchina per i toast, ma ci voleva troppo tempo per scaldarli e così la moglie del proprietario tagliò via le croste del pane e creò questi piccoli panini morbidi, farciti in modo raffinato, pensati per accompagnare l’aperitivo. All’epoca però non si chiamavano ancora tramezzini: a Torino erano semplicemente noti come “paninetti”.

Erano eleganti, pratici, perfetti per una clientela colta e borghese, ma mancava loro un’identità precisa, un nome capace di raccontare davvero cosa fossero. Ed è proprio qui che entra in scena una delle figure più iconiche della cultura italiana.

D’Annunzio e l’invenzione del nome “tramezzino”

Fu Gabriele D’Annunzio, poeta, scrittore e amante della lingua italiana, a dare ufficialmente il nome al tramezzino. In un periodo in cui si cercava di valorizzare l’italiano anche nel linguaggio quotidiano, D’Annunzio propose il termine “tramezzino” per sostituire l’inglese “sandwich”. Il nome deriva dalla parola “tramezzo”, ovvero qualcosa che sta in mezzo, esattamente come il ripieno racchiuso tra due fette di pane, oppure in mezzo tra i pasti (pranzo e cena)

Da quel momento, il paninetto torinese assunse una nuova dignità linguistica e culturale. Non era più solo un cibo pratico, ma un prodotto profondamente italiano, anche nel nome. Un gesto semplice, ma potentissimo: dare un nome significa dare identità.

Un secolo di tramezzini: semplicità che diventa tradizione

In questi 100 anni il tramezzino ha attraversato l’Italia intera, diventando un simbolo trasversale: dai bar storici alle tavole di casa, dagli aperitivi alle feste, fino alle reinterpretazioni regionali. Pane morbido, farce semplici ma curate, equilibrio tra gusto e leggerezza: il tramezzino incarna perfettamente lo stile italiano di fare cucina.

Ogni zona ha fatto suo il tramezzino, adattandolo ai prodotti locali, ma senza mai tradirne l’essenza. Ed è proprio questa capacità di evolversi restando fedele a se stesso che rende il tramezzino un piccolo capolavoro gastronomico.

Il tramezzino come simbolo dell’Italia che sa raccontarsi

Celebrarne i 100 anni nel 2026 significa celebrare molto più di un semplice panino. Significa raccontare un’Italia che sa unire cucina, lingua e cultura. Un Paese che riesce a trasformare un gesto quotidiano in tradizione, che dà valore alle parole e che attraverso il cibo racconta se stesso al mondo.

Il tramezzino è Italia: nella sua eleganza discreta, nella sua semplicità intelligente, nella sua capacità di stare “in mezzo” tra passato e futuro, tra tradizione e modernità. E qui entra in gioco anche la cucina low-carb, con l’utilizzo di un ottimo pane low-carb possiamo farcirlo nel modo che ci piace di più, magari con acciughe e bagnetto verde per ricordare la sua città di nascita, la grande Torino. E così, cento anni dopo, continua a essere attuale, amato e profondamente nostro.

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